Parking Fara: l’Anticorruzione
mette il sindaco Gori all’angolo

Utilizzando una metafora pugilistica, il Comune non è andato ko, ma s’è preso un paio di cazzotti di quelli belli tosti che lo hanno messo all’angolo. Modo e tempo per reagire c’è, ma non sarà facile. Perché la relazione dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) relativa al parcheggio in realizzazione alla Fara è bella pesante.

Il Comune deve chiarire. In questo caso, la cosa migliore da fare è partire dalla fine. Ovvero dall’ultima delle otto pagine del documento che l’Anac ha indirizzato al Comune di Bergamo: «Alla luce di quanto esposto – si legge -, le parti sono invitate ad esprimere le proprie controdeduzioni in riferimento alle violazioni riscontrate»: Palazzo Frizzoni ha ora trenta giorni di tempo per fornire un’ulteriore documentazione, per spiegare, motivare. Giustificare. Nessun ko, come dicevamo, ma se ti trovi nella posizione di dover spiegare e giustificare alcune scelte, significa o che qualcosa non ha funzionato, oppure che si sono sbagliate le modalità informative. In entrambi i casi, non benissimo. A L’Eco, il Comune ha spiegato (con toni assai freddi) di stare predisponendo una risposta: «È già stata convocata una riunione tecnica a tal fine». Del resto, l’Anac «non ha assunto alcun provvedimento finale». Quando ciò accadrà, nel caso in cui Anac dovesse ancora ritenere presenti delle gravi irregolarità, potrà “soltanto” passare la palla alla Procura per l’apertura di un’indagine, non avendo di per sé alcun potere di intervento in termini sanzionatori.

 

 

Le pesanti accuse di Anac. Sebbene la posizione del Comune sia corretta e comprensibile, va anche detto che l’Anac non ha soltanto chiesto delle spiegazioni. Nelle otto pagine, infatti, si muovono accuse pesanti, in primis alla concessionaria dell’opera, ovvero la Bergamo Parcheggi Spa (controllata da Atb), ma anche al Comune, accusato innanzitutto di non aver «efficacemente contrastato» le violazioni poste in essere. Per di più, violazioni di vario tipo, visto che si va dai ritardi (sia nella fase di progettazione che in quella di esecuzione dei lavori) ai costi dell’opera. Partendo dai primi, l’Anac definisce «ingiustificato» il ritardo relativo alla costruzione del parcheggio, che avrebbe dovuto aprire dopo tre anni dalla stipula del contratto di concessione (avvenuta nel 2004) e invece è ancora in fase di realizzazione quindici anni dopo. Un ritardo che va a scapito soltanto della collettività, dato che «tali ritardi stanno dilatando il tempo della concessione ben oltre i 29 anni previsti, ad esclusivo vantaggio del concessionario, il quale gestisce i parcheggi su strada ad uso pubblico (ed introita i relativi proventi) sin dall’1 settembre 2004, e cioè da oltre quindici anni; con l’effetto paradossale che il ritardo nel completamento dell’opera si sta traducendo nel consolidamento di un vantaggio gestorio». In altre parole, l’Anac dice che la Bergamo Parcheggi, grazie a questa situazione, si sta mettendo in tasca un bel po’ di soldi, mentre gli unici a pagare il costo dei ritardi dell’opera siamo noi, la «collettività».

Le colpe di Palazzo Frizzoni. Un’accusa pesante, che solo apparentemente non tange il Comune. Sempre Anac, infatti, sottolinea come Palazzo Frizzoni avrebbe dovuto risolvere il contratto con la Bergamo Parcheggi, farle pagare delle penali e indire una nuova gara pubblica. E nella relazione si dice anche quando ciò…

 

Articolo completo a pagina 6 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 10 ottobre. In versione digitale, qui.

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