Perché perdiamo i capelli?

Trasformarsi da Sansone a Jul Brynner, ovvero passare con il tempo da una folta chioma a una lucida palla da bowling è una preoccupazione che assilla molti uomini. Ed è un fenomeno dal quale, però, non sono esenti neppure le donne. Perché, nella maggior parte dei casi, la perdita dei capelli è scritta nel Dna. Le cause che finora ne sono state ritenute responsabili, come lo stress psico-fisico, particolari terapie farmacologiche, gli eccessivi lavaggi, le asciugature strong o i trattamenti coloranti possono solo aumentare il problema, dunque, ma non essere all’origine.

Quanti capelli abbiamo (e come invecchiano). Ne possediamo moltissimi, dai 100mila ai 150 mila, ragion per cui sono ammesse anche perdite giornaliere di 40-60 capelli. Anche perché i follicoli piliferi hanno una attività ciclica in evoluzione, durante la quale alternano periodi di attività in cui producono i capelli a periodi di riposo. Una sorta di ricambio generazionale, tecnicamente chiamato ‘anagen’, che dura tra i 3 e i 7 anni e che permette al capello vecchio, che cade, di lasciare il posto a un capello nuovo che nel frattempo è cresciuto al suo posto. Una attività che però non è sempre uguale, perché anche il follicolo, insieme alla persona, invecchia e con il passare del tempo produrrà capelli un po’ più sottili, meno colorati (fino a quelli bianchi), meno folti e resistenti.

Quando iniziano a cadere e perché. La caduta dei capelli inizia in tempi non sospetti, intorno ai 18-20 anni, indice dell’inizio di una forma di calvizie aggressiva e precoce e di una predisposizione determinata da fattori geneticiche aumentano la sensibilità del follicolo pilifero agli ormoni androgeni. Nell’uomo sono: il testosterone, il diidrotestosterone o DHT, l’androstenedione, l’androsterone, il deidroepiandrosterone o DHEA, tutti prodotti dalle gonadi e dalle ghiandole surrenali e con azioni interagenti.

Infatti una volta che il testosterone entra nella cellula del follicolo, incontra un enzima, denominato 5-alfa-reduttasi, che trasforma il testosterone in DHT legandosi all’idrogeno. Nella donna, ove la calvizie androgenetica si manifesta per lo più intorno ai 35 anni, sembra invece che l’ormone imputato nella caduta dei capelli sia il DHEA. Questi ormoni, reagendo con particolari strutture proteiche, i recettori, penetrano nel nucleo interferendo con il DNA della cellula, inibendo il follicolo e portandolo al rimpicciolimento ed alla incapacità di esprimere un capello sano, sino alla completa atrofizzazione e morte.

I capelli, quando inizia la calvizie, crescono quindi sempre meno grossi e meno colorati, dando l’impressione che il numero sia diminuito, ma in realtà ciò che cambia è la qualità dei capelli, che diventano molto simili a quelli del neonato: sottili, corti, depigmentati. E l’organismo, come si trovasse di fronte ad un corpo estraneo, attiva un sorta di reazione autoimmunitaria, per eliminare via via anche quei pochi rimasti in testa.

Si può prevedere e curare? Purtroppo nella maggior parte dei casi la caduta dei capelli non è prevenibile né prevedibile, seppure esista oggi in commercio un test genetico (test Hairdx) che permette di valutare il rischio di sviluppare il problema. La prima mossa, comunque, non appena si cominciano a trovare con una certa frequenza capelli sul cuscino, sul piatto della doccia o nel pettine, è recarsi da uno specialista ed individuare l’origine del problema e su quella agire il più tempestivamente possibile.

Perché alcune soluzioni, perlomeno limitative, esistono. Si va da terapie farmacologiche, con anticoncezionali per la donna e finasteride per l’uomo, se la natura è ormonale; fluidificanti del sangue come i derivati dell’aspirina, se la causa è da ricercarsi nella circolazione; la sostituzione di farmaci che ne possono avere determinato l’insorgenza se la ragione è terapeutica o il trapianto con microinnesti di capelli ‘sani’ presi dalla zona della nuca se l’origine è puramente genetica o di una calvizie precoce.

Stagioni e cibi buoni per i capelli. Poi, possono contare nella caduta dei capelli, ma solo in seconda istanza anche alcuni elementi esterni a quelli biologici. Come la stagionalità: l’autunno, ad esempio, è un periodo critico per i capelli in cui la caduta giornaliera può arrivare fino a 100 esemplari a causa, si stima, di una eccessiva esposizione al sole.

Più a rischio anche la primavera che generalmente ‘rinnova’, mentre non vi è invece alcuna correlazione legata ad alcuni alimenti che ne possano determinare l’indebolimento, al contrario alcuni principi nutritivi potrebbero aiutare in parte a fortificare il capello in particolare la vitamina B5 contenuta nel lievito di birra, cereali integrali, fegato di manzo e pollo, noci e uova; la vitamina H presente nel tuorlo d’uovo, carne, pesce, frutta secca; la B6 di cui sono ricchi germe di grano, carne bovina, pesce, latte e uova; gli Omega-3 e Omega-6; gli acidi grassi che si trovano nello sgombro, aringhe, merluzzo, sardine, tonno, salmone; gli antiossidanti che combattono i radicali liberi.