Quella bella intervista di don Spada
alla piccola Adelaide delle Ghiaie

Nel giugno del 1944, don Andrea Spada, giovane prete e giovane direttore dell’Eco di Bergamo, decise di intervistare la piccola Adelaide Roncalli, la bambina delle Ghiaie di Bonate che il mese prima aveva vissuto un’esperienza straordinaria. La bambina si trovava nel convento delle suore Orsoline, a Gandino, lo stesso convento dove vennero ospitati e salvati, in quel periodo, tanti ebrei.

Don Spada ottenne un permesso speciale firmato dal vescovo perché nessuno poteva avvicinare la bambina per evitare condizionamenti e influenze negative. Don Spada si presentò in convento, parlò con la suora alla portineria. Non fu facile riuscire ad arrivare ad Adelaide. La suora superiora della comunità ricevette don Spada, guardò il foglio con la firma del vescovo Bernareggi e disse a don Spada che, comunque, il permesso di parlare con la bambina non glielo concedeva. Don Spada lo raccontò nel suo reportage, parlò dei suoi tentativi di blandire la suora, di spiegare… senza successo. A un certo punto la suora disse pari pari che quel permesso poteva benissimo essere falso. Soltanto concesse a don Spada di parlare con la suora che si occupava della bambina. Don Andrea si accontentò, parlò con la suora, la quale disse gran bene di Adelaide, la definì sincera e spontanea.

 

Adelaide in collegio

 

Ma a quel punto entrò nella stanza un’altra suora, che riconobbe don Spada e lo salutò calorosamente: a don Andrea non parve vero, subito chiese alla suora di aiutarlo, di comunicare alla superiora che non c’era alcun falso, che lui davvero era don Andrea Spada e che il permesso del vescovo era autentico. La suora sua amica non si fece pregare, andò dalla superiora e finalmente don Andrea Spada poté incontrare Adelaide nel parlatorio.

Adelaide si presentò con un carillon in mano, un gonnellino blu e una camicetta bianca, al collo aveva una collanina fatta con dei fiorellini del prato, intrecciati. Don Spada scrisse: «Ora Adelaide lascia finalmente che il carillon continui in pace la sua danza di note gaie e si volta verso di noi. “Ciao Adelaide. Vedo che ti piace molto la musica”. “Sì ”. “E ti piace star qui a Gandino con le Suore?” La bimba comincia a risponderci con quei suoi sì e no caratteristici dei bambini di campagna, tutto segni e ammiccamenti. Ha un modo specialissimo di rispondere: guarda ben chiaro in volto a chi domanda e poi risponde con brevi monosillabi, ma con vivo trasporto nei gesti…”».

 

Adelaide nella sua stanza al collegio

 

Ma don Spada intuì che l’atmosfera del parlatorio non favoriva il dialogo. Allora disse: «“Senti Adelaide, – le diciamo – mi ha detto la tua Suora che qui c’è un bellissimo prato e un grande portico. Vuoi farmi vedere queste belle cose?”. “Sì”. La bambina, alla quale l’idea è andata a genio, è già sulla porta, con il suo carillon tra le mani. Ma la Suora la fa passare da un altro ingresso… “Qui faccio le corse” ci fa sapere Adelaide. A proposito, notiamo che la bimba comincia a dir qualche parola in italiano o, per essere esatti, in un bergamasco italianizzato. “Le corse. Con chi?” “Con la Suora e con le mie compagne” e, nel dir così, si mette a correre gioiosamente” ». Poi la bambina si diresse verso la cappellina dove le suore stavano pregando, Adelaide entrò e si mise a pregare con le suore.

Poi uscirono. E don Spada chiese: «“Ti piacciono, Adelaide, le Suore che pregano così?”. Ed essa dà una risposta più grande della sua età: “Se eh! I duress pregà tocc isè” (Sì, dovrebbero pregare tutti così). “La guera la saress zamò finida” (La guerra sarebbe già finita). “Ma certo Adelaide; pregano tutti. Piuttosto, basta solo la preghiera?”. “La Madonna ha detto che bisogna anche far penitenza” soggiunge la bambina. “Beh, noi pregheremo e faremo penitenza” l’assicuriamo e ci accorgiamo che la promessa le procura un visibile piacere. Intanto siamo giunti in fondo al chiostro…”».

 

Adelaide in collegio, con il papà in visita

 

Il tempo passò, il giornalista, la suora e la bambina passeggiarono in un prato, poi si sedettero, la bambina cominciò a raccontare qualcosa di quello che avrebbe visto. E scrisse Spada: «Conoscevamo già, conoscono ormai tutti quello che la bambina ha detto. Ma due cose ci colpiscono profondamente in quel colloquio confidenziale e del tutto spontaneo: l’assoluta rispondenza con quello che già via via la bambina aveva altre volte raccontato e poi il tono, la semplicità, la naturalezza. Una bambina che avesse raccontato una passeggiata, un colloquio con la maestra o qualcosa del genere non avrebbe potuto essere più semplice di quello che era Adelaide in quel momento». Allora don Spada cercò di approfondire e chiese: «“Senti, Adelaide; è vero che coglievi i fiori di sambuco, lungo la siepe? Sono così brutti i fiori di sambuco!”. “No, a me piacciono e poi ho preso anche margherite”. “Le hai poi portate alla immagine della Madonna sulla scala della tua casa?” “Sì”. “Ho saputo che ti piacciono le “operine”. Una volta sei andata al tuo paese e sul palco parlava la Madonna”. “Va là – e scoppia a ridere – quella era la Bepa” e Adelaide continua a ridere a scrosci e ci racconta chi fosse questa Bepa delle Ghiaie”».

 

Adelaide in collegio

 

L’incontro terminò, don Spada si rivolse alla bambina. Ecco il finale dell’articolo: «“Ciao, Adelaide, sta brava e allegra. Devo venire ancora a trovarti?”. “Sì, e porta la bicicletta” e nel dir così ride tutta, mentre si allontana nel viale lieto di sole e di ombre, e si volta ogni tanto a salutare con la manina, come fanno i bimbi nella loro inimitabile grazia”».

Don Spada era prete e giornalista, fu per cinquantuno anni direttore responsabile dell’Eco (dal 1938 al 1989), la sua anima divenne l’anima del giornale. Aveva una penna felice, sostenuta da un’intelligenza e da una sensibilità chiare, profonde. In questa intervista riesce a comunicare uno spaccato di realtà, a farci intravedere un senso di verità, in questo caso di importanza storica.

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