La vitamina che fa invecchiare bene
Ecco con quali cibi assimilarla

Invecchiare bene, anzi meglio, è anche una questione vitaminica. Diversi studi scientifici attesterebbero infatti la necessità di includere nella dieta quantità sufficienti di B12 per promuovere anni d’argento sani: meno affaticati fisicamente e più corroborati e forti riguardo le difese immunitarie e anche con un sistema nervoso centrale più pimpante. Ma c’è un problema deficitario: gli italiani sembrerebbero non immettere nell’organismo quantità adeguate di vitamina B12, che l’organismo non produce ma si procura e assicura mangiando. Non tutti gli alimenti ma solo quelli giusti, naturalmente!

 

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Il ruolo della vitamina B12. L’organismo ne ha assoluto bisogno a tutte le età e anche in stati particolari come la gravidanza: è un dato di fatto, perché questa vitamina è coinvolta in numerosi processi del metabolismo, così come in un’azione di rafforzamento del sistema immunitario e delle difese fisiche, contrastando cioè stati di affaticamento e stanchezza, e aumentando la protezione delle cellule del sistema nervoso. Inoltre contribuisce anche alla formazione dei globuli rossi, prevenendo una forma di anemia molto pericolosa, l’anemia perniciosa. L’importanza della vitamina B12 è confermata anche da recenti studi del Nestlé Institute of Health Sciences (NIHS), del Nestlé Research Center (NRC) di Singapore e della National University di Singapore, in particolare da una ricerca pubblicata sul Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle, che sembra evidenziare quanto la carenza di questa vitamina possa impattare in maniera negativa sul naturale processo di invecchiamento, con particolari e pesanti ripercussioni sulla debolezza fisica. Un problema da non sottovalutare nella terza e quarta età, perché diminuisce le risposte dell’organismo ma lo espone anche a molteplici rischi. Dunque, se la vitamina B12 è fondamentale a tutte le età e in ogni fase della vita, sembra esserlo maggiormente negli anni senior.

 

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Come assimilare vitamina B12. Il nostro corpo non è capace di produrla, ovvero di sintetizzarla in autonomia. Va introdotta con l’assunzione di cibi che ne sono ricchi: innanzitutto il latte e derivati, poi il pesce, la carne e le uova. Il problema è che gli italiani non sembrano nutrirsi a sufficienza di e con questi alimenti, o almeno non nelle quantità raccomandate dalle linee guida INRAN, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Gli ultimi dati dell’Osservatorio Nestlé – Fondazione Adi attesterebbero che solo il 39 per cento dei nostri connazionali beve latte tutti i giorni della settimana, che un esiguo 33 per cento consuma pesce dalle 2 alle 4 volte a settimana e uova una volta a settimana, mentre la carne è un po’ più apprezzata e mangiata dalle 2 alle 4 volte a settimana dal 57 per cento degli connazionali. Gli esperti assicurano che seguire una dieta mediterranea, anche a basso contenuto di alimenti di origine animale, permette di fornire buone quantità di vitamina B12 all’organismo, mentre diete particolarmente rigide e non bilanciate possono predisporre alla carenza di questa sostanza, che potrebbe calare a quote sotto la media, con  conseguenze anche gravi per la salute.

 

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Non ci sono più scuse. Se siamo tra i popoli più longevi, ci collochiamo al secondo posto dopo il Giappone, forse un po’ di merito va anche alla vitamina B12, di cui si sta sempre più evidenziando la potenzialità nell’assicurare un invecchiamento sano e di qualità. Dunque non ci sono più scuse per gli italiani per non consumarla, almeno se si vuole fare parte della folta schiera degli ever green, che la loro età anagraficamente non la dimostrano affatto. Non ci sono scuse, neppure per quel 25 di italiani che, in uno studio precedente dell’Osservatorio Nestlé, aveva dichiarato di aver eliminato o ridotto dalla dieta soprattutto di latte, ricco come detto invece di vitamina B12. Tanto più che oggi, lo si è scientificamente dimostrato, è un alimento ‘alleato’ del benessere senior.

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