Le prediche che avrei voluto sentire
(perché una volta morti non è finita)

Una consueta scena di confronto fra Gesù e i suoi avversari. In questo caso si tratta di Sadducei, noti per negare la Resurrezione finale. Costoro si sono preparati all’incontro costruendo un caso teologico molto complicato da sottoporre a quel singolare Rabbi per vedere come se la sarebbe cavata. In sintesi la questione è questa: alla fine dei tempi, di chi sarà moglie una donna che ha sposato in successione sette fratelli, morti uno dopo l’altro senza discendenza? viene da rispondere: dell’ultimo, oppure di tutti e sette, nel caso che in paradiso fosse ammessa la poligamia.

Gesù non risponde in nessuno dei due modi. Come sempre, non resta imprigionato nella domanda: la ribalta. È una sua caratteristica.

 

 

I Sadducei – una setta ebraica che intratteneva rapporti coi Romani – non credevano nella Resurrezione finale. Una volta morti, si era morti e basta.

Questa, si sapeva, non era l’idea del rabbi di Nazareth. Ovviamente i Sadducei gli presentano un caso di scuola che andrebbe a vantaggio della loro tesi e non della sua: di chi sarebbe moglie – al momento della resurrezione – una donna che avesse sposato uno dopo l’altro sette fratelli cui non era riuscita a dare un figlio?

Probabilmente si aspettavano di sentirsi rispondere che un caso come questo non era contemplato per evidente vizio di insussistenza. Pensavano così di avere campo libero per presentare la loro soluzione: «Di nessuno sarà moglie, perché nessuno è mai risorto e nessuno mai risorgerà».

La risposta di Gesù rovescia la questione: non parliamo di chi muore (qui detti «i figli di questo mondo»), parliamo piuttosto di chi resta vivo per sempre. Di quelli che lui chiama «figli della Resurrezione».

Chi siano costoro è difficile dire, perché nel corso del dialogo vengono opposti a coloro che prendono marito o moglie, cosa che i figli della Resurrezione non farebbero, a sentire l’interrogato.

Vuol dire che chi si sposa non ha speranza di raggiungere la vita eterna? Che non può essere annoverato fra gli eletti che assomigliano agli angeli?

Non parrebbe nemmeno questo, perché Abramo, Isacco e Giacobbe, di cui Dio è Signore, erano sposati. Anche Pietro lo era, dato che risulta dotato di suocera.

E allora? Allora penso che il senso della risposta sia questo: di ciò che succede ai morti (vedi sopra) non mette conto parlare. Dio si occupa solo dei vivi, cioè di quelli che, superato il momento fatale, continuano a vivere perché – durante la vita nel mondo – non hanno limitato le loro prospettive al fatto di metter su famiglia, lavorare fino alla pensione, e infine andare in crociera o ritirarsi al paese.

I tre citati patriarchi – e Mosé lo ha confermato – non hanno vissuto così. Sono stati di fronte a Dio per tutta la vita, al punto di lottare con lui. Per questo non moriranno mai e le domande dei Sadducei non li riguardano nemmeno un po’, come non riguardano le persone vive (nell’accezione di Cristo) di cui quel gruppetto di intellettuali non solo ignora ma addirittura nega l’esistenza.

A questo punto dovremmo anche noi – sposati o no – aver imparato cosa ci conviene fare nella (e come pensare alla) nostra vita presente e breve se vogliamo entrare in quella che è per sempre.

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