5 motivi per cui la società
desidera l’Europa quanto noi

C’è una domanda che circola tra i tifosi nonostante, francamente, appaia un po’ fuori luogo: ma la società Atalanta vuole davvero andare in Europa? A sei giornate dalla fine e con la squadra in piena corsa, pare assurdo leggere e ascoltare certe domande. La risposta è perfino ovvia, ma siccome siamo abituati ad approfondire e argomentare, abbiamo voluto mettere in fila i cinque principali motivi per cui il ritorno dell’Atalanta in Europa sia da considerare estremamente positivo. In primis per la dirigenza.

 

1 – L’Europa League vale quasi 7 milioni di euro

La prima valutazione, meramente economica, riguarda il valore della quota che riguarda il piazzamento in campionato dei diritti televisivi. Nella stagione 2015/2016, le squadre che si sono classificate al quarto, quinto e sesto posto hanno incassato quasi 7 milioni di euro. Il settimo posto valeva 5,5 milioni, l’ottavo 4,8 milioni e il nono-decimo posto 3,5 milioni scarsi. Dall’undicesimo in giù, la quota relativa al piazzamento in campionato valeva solo un milione di euro. Tralasciando le posizioni Champions (siamo a oltre 10,3 milioni di euro) è chiaro che un piazzamento di prestigio tra il quarto e il sesto posto significhi un introito molto importante per una società che l’anno scorso ha incassato complessivamente oltre 30 milioni di euro. Nel ragionamento, lo ribadiamo, non stiamo considerando gli introiti che deriveranno dalla partecipazione all’Europa League 2017/2018 in quanto non sono attualmente calcolabili.

 

2 – Il rinnovo di Gasperini è una garanzia

Il tecnico Gasperini ha dimostrato a tutti che gioca sempre per vincere. L’Atalanta ha tratto grandi benefici dal suo lavoro di valorizzazione dei giovani, sia quelli già venduti (Gagliardini e Caldara), sia per quelli ancora a Bergamo. È possibile che un tecnico che a strettissimo giro di posta firmerà il rinnovo del contratto accetti di prolungare il rapporto con una proprietà che in modo più o meno velato possa avergli fatto capire di non voler andare in Europa? Stiamo parlando di un allenatore che ha dichiarato più volte di come la mancata partecipazione all’Europa League con il Genoa per problemi di licenza due stagioni fa sia stata la causa scatenante del deterioramento dei rapporti con Preziosi. Gasperini ha un rapporto stupendo con i Percassi, le sue idee sono le loro e quindi è talmente palese che l’Atalanta non abbia posto nessun veto sulla qualificazione europea che diventa perfino superfluo aggiungere altro.

 

3 – Mercato più facile se si va in Europa

La tesi dei contrari è semplice: sai che mercato serve per fare degnamente l’Europa? Certo che lo sappiamo, e diciamo che è perfino più semplice rispetto al passato. Con la partecipazione all’Europa League e una macchina che nei suoi meccanismi è così ben avviata, perché ragazzi come Spinazzola, Conti, Caldara, Grassi e Petagna dovrebbero andare via? Restando qui un’altra stagione aumenterebbero la loro esperienza anche con partite internazionali senza spostarsi da Bergamo e con la garanzia di giocare da titolari. Gomez ha già detto che rimarrà in caso di qualificazione e siamo a 6 titolari su 11 che non avrebbero motivo per andarsene. Aggiungiamo che una squadra solida, con un allenatore bravo e che gioca anche in Europa League sarebbe meta ambita per giovani in rampa di lancio o giocatori di livello in cerca di rilancio. E per completare la rosa, qualche “sartorata” arriverà. senza dimenticare i giovani di talento che in Primavera non mancano. Al netto degli stipendi che magari, in qualche caso, sarebbero da ritoccare, non è logicamente tutto più semplice?

 

4 – Stadio e ritorno in Europa: l’anno perfetto dei Percassi

Il 17 ottobre 2017 l’Atalanta compirà 110 anni e dopo una stagione in cui sono stati polverizzati tutti i record di sempre, la proprietà si ritroverebbe con lo stadio acquistato e la prospettiva di ristrutturazione ormai definita e la ciliegina sulla torta della qualificazione europea. Dal punto di vista della popolarità tra i tifosi e dei risultati, oggettivi, portati a casa, il presidente Percassi e tutti i dirigenti farebbero un salto in avanti enorme. Senza dimenticare l’ennesima partecipazione alla Serie A. Giocare a Reggio Emilia le gare interne è certamente scomodo ma non si parla di costi che lievitano bensì di mancati introiti: a Bergamo ci sarebbe sempre lo stadio pieno ma se non si può fare altrimenti, l’unica strada percorribile è questa. E comunque vada, la società scriverebbe la storia.

 

5 – Visibilità e marketing in forte ascesa

L’ultimo aspetto, magari meno “popolare” di altri ma certamente fondamentale per il bilancio e quindi per la solidità societaria, riguarda gli sviluppi di marketing e i ritorni in tema di visibilità. Giocare in Europa, nell’era dei social e della comunicazione digitale, significa allargare i propri confini ben oltre Bergamo e l’Italia. Le relazioni internazionali aumentano, la visibilità garantita agli sponsor aumenta e anche la possibilità di stringere nuove relazioni commerciali è destinata ad aumentare. I tifosi pensano al campo e vogliono l’Atalanta in Serie A, ma non bisogna mai dimenticare che la gestione societaria ha permesso di sistemare i conti e di arrivare ad un bilancio che nel 2016 è destinato a rivedere il segno positivo dopo anni di sofferenza. In un panorama complicato come quello delle proprietà calcistiche italiane, la Dea è al top delle squadre medie con un’organizzazione che non ha nulla da invidiare a quella delle big.

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