Nicola, in Brasile per lavoro
La Dea qui è amata per Evair

Lasciato l’Honduras con la storia di Andrea raccontata la scorsa settimana, approdiamo in Brasile. Stato di São Paulo. Lavoro e amore lo hanno portato in Sudamerica ma le radici non si dimenticano e l’Atalanta, per lui come per la moglie Fernanda e per il piccolo Giovanni, è una passione che non si dimentica. Mai. Dopo il 3-2 rifilato al Cesena abbiamo provato a capire come la pensa chi vive a 9577 chilometri di distanza sulla squadra, sui tifosi, sulla stagione e sulla salvezza. Ecco le risposte.

Nicola, da Bergamo al Brasile: ci racconti la tua storia?

Sono in Brasile (São Paulo) da circa 2 anni. Lavoro per un’azienda di Bologna che produce macchinari per imballaggio, potevo decidere di rimanere in Italia e fare una vita tranquilla ma ho deciso di partire per un’ avventura all’estero. La scelta del Brasile è dovuta al fatto che mia moglie Fernanda è brasiliana, non è detto che in futuro non si possa andare a vivere in un altro paese per cogliere nuove opportunità. Intanto abbiamo un bambino di nome Giovanni, ha solo un anno, ma già 2 magliette dell’Atalanta ed e’ iscritto all’anagrafe Atalantina. In casa si può fare il tifo per le squadre locali ma tutti e tre siamo Atalantini. Assolutamente. Potrebbe pure giocare in Interregionale che io la tiferei lo stesso. E’ un amore incondizionato. A livello locale seguo il Palmeiras perchè mi piace vivere il calcio allo stadio. Il nostro mitico Evair è uno degli idoli di questa squadra nata dalla colonia italiana e che ha lo stadio più bello del Sudamerica, quindi l’Atalanta e’ conosciuta tra i tifosi proprio per questo motivo. Insomma, con poco ci si può sentire a casa.

Come si segue la Dea da lì?

In questo periodo ci sono 3 ore di fuso quindi tutto è più facile, in altri momenti dell’anno capita di doversi alzare molto presto per seguirla, ma è sempre un piacere. Le alternative per seguire la Dea da qui sono lo streaming oppure Rai International quando trasmettono le gare. Io preferisco la radio perchè ha quel non so che di retrò che mi riporta al calcio anni 90, quello che mi piaceva tanto. Devo ammettere che mi manca il mitico “La reteeeeeeeeeeeeeeeee” di Corbani: a modo suo era molto brasiliano.

Il 3-2 al Cesena è stato emozionante, dall’inferno al paradiso: sensazioni?

Vincere 3 a 2 ribaltando uno 0 a 2 non è mai facile: è stata una vittoria da Atalanta. E quando l’Atalanta fa l’Atalanta, non ce n’e’ per nessuno. Speriamo che sia la svolta. Abbiamo preso dei gol che non dovremmo mai prendere ma quando gioca l’Atalanta, conta solo il risultato. Se giocano altre squadre, possono anche fare del bel gioco, ma per noi in questo momento era fondamentale vincere. E ci siamo riusciti.

La Curva ha tifato da fuori, dentro ci sono stati fischi che hanno fatto arrabbiare il mister: che idea ti sei fatto della situazione?

La cosa peggiore che può capitare in una tifoseria è la divisione. Quelli del parterre contro quelli della curva, che sono contro quelli con la tessera. Io sono stato abbonato 18 anni di fila ed ho sottoscritto la “Dea Card”. Nessuno mi ha mai fatto pesare questa scelta anche se magari non era condivisa, credo che a volte si esageri. I fischi al mister, a mio parere, sono meritati perché quest’anno ha in mano una squadra che potrebbe fare paura a molti ed invece staziona nei bassifondi. Non condivido la tempistica: i fischi dovrebbero venire a fine partita, non durante. Scegliere il momento sbagliato rappresenta un autogol, io non lo avrei mai fatto. Riguardo a Colantuono, in generale, dico che non si può vivere del passato. È stato un grande, ha battuto molti record ma dopo anni che si gioca allo stesso modo forse e’ il momento di cambiare filosofia. Il presidente Percassi ha messo cuore e soldi in questa Atalanta ed è lecito aspettarsi qualcosa di più.

Cosa ti aspetti dal mercato di gennaio? Si parla di Gilardino e Diamanti, Denis è in grande difficoltà….

Sarebbero grandi acquisti. Non dimentichiamo che la “chimica” di un gruppo è fondamentale, quella unita al rendimento individuale sono decisivi. Certo che già sentire questi nomi è un segnale importante visto che qualche anno fa nemmeno ci sognavamo di poter raggiungere certi obiettivi. Complimenti alla società.

Domanda finale: l’Atalanta si salverà con Colantuono al timone? Come vedi la stagione?

L’Atalanta deve salvarsi. Con le unghie, soffrendo, sputando sangue. Ma deve salvarsi. La nostra storia non è mai stata facile, ma lo spirito bergamasco è conosciuto, nessuno deve dimenticarsi che nel nostro dna è scritto che dobbiamo lavorare e soffrire per raggiungere gli obiettivi. Quando la società è solida non ci sono limiti invalicabili: si farà fatica, ma siamo l’Atalanta.