10 frasi in dialetto sul concorso
per la nostra Fontana del Delfino

Non siamo celebri né per la nostra passione artistica né per le iniziative collettive. Eppure negli ultimi tempi il concorso per restaurare la Fontana del Delfino in via Pignolo ha visto una sorta di sollevazione popolare, con catene sui social, inviti a votare con una sfumatura d’intimidazione, sospetti di non bergamaschità per gli astenuti. Probabilmente un fenomeno passeggero, l’ennesima moda indotta da internet. A proposito, speriamo che voi abbiate votato nel modo giusto. In ogni caso, ce l’abbiamo fatta: la Fontana del Delfino, con circa quattrocentomila voti e il 42,9 per cento dei voti, ha vinto il concorso di Sanex-Palmolive, arrivando davanti alla statua di Artemide di Torino (fermatasi al 39,8 per cento delle preferenze dopo che, a inizio mese, era riuscita a sorpassare il monumento di casa nostra) e la Statua della Venere di Milo a Firenze, terza ma lontanissimo al 7,3 per cento (QUI la classifica completa). Be’, una bella soddisfazione dai.

 

1. Ol padrù del bar l’à votàt cóntra

Il nostro connaturato sarcasmo, unito alla fondamentale praticità della nostra indole, ci fa pensare che il gestore del bar accanto alla fontana non ami vedersi ostacolati i clienti da un cantiere. Per i pensionati, invece, sarà una festa. [Trad. Il padrone del bar ha votato contro]

 

2. A mé la me piàs gnach

Nonostante l’opera sia considerata di pregevole fattura, non manca chi, a volte per puro spirito di contraddizione, ne critica l’aspetto estetico. Essere bastian contrari, d’altronde, fa parte della nostra natura. [Trad. A me non piace nemmeno]

 

3. A l’sìe gna che la gh’éra

In un momento di sincerità, qualcuno confida agli amici la propria ignoranza. Del resto, molti degli estimatori dell’ultima ora fanno dotte dissertazioni, ma si sono appena documentati su internet. [Trad. Non sapevo nemmeno esistesse]

 

4. Öna ólta lé gh’éra i pighére

I più avveduti ricordano che la statua non ha solo un’ambientazione marina. Compare infatti anche una pigna, dalla quale risulta evidente l’origine del nome del borgo, Pignöl. [Trad. Una volta lì c’erano i pini]

 

5. Mé ó votàt Türì

C’è chi dichiara sfacciatamente di aver sostenuto la concorrenza, in nome di una superiore qualità artistica. Inutile dire che viene presto emarginato dai colleghi del bar o del lavoro. [Trad. Io ho votato Torino]

 

6. La préda l’è de Zandòbe

Ulteriore motivo di fierezza è la provenienza della materia prima, il marmo bianco di Zandobbio, paese tanto celebre per le sue cave che gli abitanti hanno il significativo appellativo di lapidèi, scalpellini. [Trad. La pietra è delle cave di Zandobbio]

 

7. L’à votàt ‘nfina mé màder

Anche chi non aveva la minima dimestichezza con il web ha partecipato, non si sa quanto volontariamente, alla votazione. Magari scrollando la testa, pensando all’ennesima sbambossada. [Trad. Ha votato persino mia madre]

 

8. Chel lé l’è mia ü delfino

La nostra sagace ironia si è esercitata anche sulle fattezze del mammifero marino, proponendo interpretazioni simboliche diversificate, alcune delle quali al limite della decenza. [Trad. Quello lì non è un delfino]

 

9. A m’vèns a’ chèsta

Resi euforici dal cammino entusiasmante della Dea in campionato, abbiamo affrontato il concorso con un atteggiamento da stadio, e la determinazione di chi ha un solo obiettivo, la vittoria. [Trad. Vinciamo anche questa]

 

10. I gh’à piö negót de fà

Ovviamente c’è anche chi giudica ogni comportamento che non coinvolga l’attività manuale un’inutile perdita di tempo. E commenta con una frase che è un epitaffio sull’iniziativa. [Trad. Non hanno altro da fare]

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