Brembo, il mare dei dalminesi poveri
che sta tornando in mano alla gente

C’è chi prende il sole sulla riva del fiume, chi porta a spasso il cane lungo la stradina che costeggia il parco, chi ci va a fare jogging, chi una passeggiata mano nella mano con la fidanzata, chi un’escursione a cavallo. C’è anche chi la domenica vi trascorre l’intera giornata e coglie l’occasione per organizzare un pic nic con famiglia e amici. La sera ci vengono i ragazzi con gli scooter e si ritrovano a chiacchierare sulle panchine. C’è anche qualche nudista al parco del Basso Brembo di Dalmine, ma quelli sono poco graditi e la loro presenza viene sempre segnalata alla Polizia locale, ai carabinieri o alle guardie ecologiche che presidiano la zona.

È decisamente frequentata la zona del Plis nella frazione Brembo di Dalmine, alla quale si accede dalla via XXV Aprile. Non come una volta, quando tanti dalminesi vi trascorrevano le vacanze estive, ma una giornata in riva al fiume gli abitanti del paese la passano ancora volentieri per godere del sole per la tintarella, oppure dell’ombra garantita dalle vaste aree verdi lungo le sponde o dell’acqua per rinfrescarsi.

 

 

La mattina, seduto ai tavoli sotto le piante, si ritrova un gruppo di pensionati per giocare a carte. Arrivano al fiume in bicicletta e passano diverse ore tra una briscola, una partita a scopa e quattro chiacchiere in compagnia. La domenica invece ci sono tantissime famiglie, soprattutto sudamericane, con tanto di griglie, carne da cuocere e frigoriferi portatili pieni di bibite. Attilia Chiesa, Marco Zappella e Cinzia Doneda, tutti e tre di Mariano, rientrano da una passeggiata con i loro cani Cico e Perseo. «Veniamo qui abbastanza spesso a portare il cane – dice Marco – però nel fiume non c’è molta acqua e devo anche dire che ho un po’ paura che il mio cane la beva. Non mi sembra particolarmente pulita». La moglie Attilia viene qui quasi tutte le mattine: «Vengo con mia sorella a camminare, ma ora lo facciamo un po’ meno perché nei campi che costeggiano la strada c’è il granoturco molto alto e non è che ci fidiamo tanto». Tempo fa infatti c’era un esibizionista che spaventava le signore: si nascondeva tra le piante di mais e balzava fuori all’improvviso con i pantaloni calati e la maglietta sollevata a coprire il volto.

I tre marianesi amano questo posto, anche se «ci vorrebbero dei cestini in più per i rifiuti, non è molto pulita come zona. Bisognerebbe anche vivacizzarla un po’ come area, metterci un chiosco, un baretto, in modo che la gente sia invogliata a farsi una passeggiata anche solo per prendersi un caffè, qualcosa di fresco o per mangiarsi un gelato. Ha presente alla Roncola di Treviolo? Lì sì che è bello, è tutto curato, c’è il bar ed è molto frequentato a tutte le ore». Interviene Tarcisio Cividini, 69 anni, anche lui di Mariano. È venuto a fare un giro con la sua bicicletta. «Certo che un bar ci starebbe bene, ma le concessioni costano troppo. Se poi si mette un chiosco di legno nel giro di qualche giorno lo si troverebbe distrutto. C’è troppo vandalismo qui». Lo conferma anche Enrico Milesi, la guardia ecologica: «Purtroppo è vero, gli arredi di legno qui durano poco. Le panchine sono state danneggiate poco dopo essere state posate». Cividini al Brembo ci viene almeno un paio di volte la settimana: «Io qui ho un sacco di ricordi – racconta – L’estate, quando ero piccolo, non andavo al mare ma la passavo al fiume con i miei amici. L’acqua era bella, limpida, noi tutti la bevevamo senza problemi. Il Brembo lo chiamavano “il mare dei poveri”, nei fine settimane c’era così tanta gente che sembrava di essere a Rimini». Tarcisio è andato anche alla scuola primaria, nella classe del suo nipotino, a raccontare «le storie del fiume Brembo – come dice lui – Ricordo che c’era il titolare del bar di Brembo che la domenica non lavorava perché tutta la gente era al fiume. Allora lui cosa ha fatto? Ha preso un’Ape Car, gli ha caricato sopra un freezer pieno di gelati e veniva al fiume a venderli. Era preso d’assalto da tutti i bambini».

Il gruppetto di marianesi ora ricorda i vecchi tempi, quando il fiume era pulito e praticabile. Poi, con l’arrivo del boom economico e del consumismo, le cose sono andate degenerando. Cinzia Doneda spiega: «Negli anni Settanta qui non ci veniva più nessuno. Il fiume era inquinatissimo, c’erano rifiuti dappertutto, i flaconi di plastica dei detersivi, l’acqua schiumosa. Lungo le rive era pieno di sacchetti dell’immondizia abbandonati». Quando è stato rifatto il sistema fognario nei paesi, i collettori scaricavano nel fiume e anche le industrie sversavano i residui della produzione nelle acque nel Brembo. Poi fortunatamente ci si è resi conto che la situazione stava degenerando e l’ambiente risentiva di tutto questo inquinamento, così sono state fatte delle leggi per limitare questo fenomeno.

Con il fiume pulito e il parco praticabile, anche Mirco Rossi, che fa parte dell’associazione sportiva Wild Horses di via XXV Aprile, riesce a organizzare delle escursioni a cavallo. Fino a qualche mese fa era diventato quasi impossibile passare in sella ai suoi animali. Il nubifragio del luglio 2016 aveva infatti distrutto mezzo parco, abbattuto alberi, cancellato sentieri, ostruito passaggi, i rovi erano cresciuti a dismisura. Poi, con l’arrivo della bella stagione, l’Amministrazione comunale è intervenuta con un’operazione di pulizia e rimozione dei tronchi caduti e ora passeggiare a cavallo nel Plis è tornata ad essere una piacevole attività.

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