La bottega dei restauratori Gritti
Artisti del legno da generazioni

Photocredit: BergamoPost/Antonio Milesi.

 

La bottega è piccola, quasi nascosta in un bel cortile di via Palazzolo 37. Ed è emozionante pensare a quanta storia sia passata da lì. È la bottega Gritti, padre Eugenio e figlio Luciano, oggi tra i più importanti, rinomati e richiesti restauratori di sculture e antichi arredi in legno che ci siano in Italia.

La storia, nella forma di antichi reperti provenienti da chiese o da case private, nella loro bottega entra ogni volta ferita dall’incuria o dalla semplice implacabile azione del tempo. E ne esce ogni volta di nuovo splendente, curata con intelligenza e con amore. Dire Gritti è come dire legno: da quattro generazioni la famiglia si tramanda un sapere che da Lorenzo è passato ad Angelo sino arrivare agli attuali titolari.

Ma se in origine l’attività era soprattutto quella di scultori (opere di Angelo sono in numerose chiese della Bergamasca: in particolare va segnalato il grande San Giorgio con il drago di Endine Gaiano), con Eugenio e Luciano l’attività si è dirottata quasi totalmente verso il restauro, anche perché la salvaguardia di decine di straordinarie opere in tutta la provincia chiedeva urgentemente mani e occhi competenti. Quella di Eugenio e di Luciano è una vera, straordinaria epopea di territorio.

Perché se la bottega è in fondo piccola, il motivo è presto spiegato: gran parte dei lavori va realizzata in loco, come accade per i grandi altari o confessionali dei Fantoni, che, grazie al lavoro dei Gritti negli anni, poco alla volta sono tornati a vita nuova. Emblematici ad esempio i restauri dei due altari di Andrea Fantoni nella parrocchiale di Foresto Sparso: due veri capolavori, degni di essere annoverati tra le vette della scultura settecentesca. Ebbene, quel restauro non solo ha restituito pienamente la bellezza dell’opera, ma ha permesso di rilevare il metodo di lavoro dell’antica bottega degli intagliatori di Rovetta. Come ha notato Amalia Pacia, la fastosità dell’altare è realizzata ingegnosamente grazie a materiali poveri, ottenendo lo stesso effetto della ben più costosa doratura: sulle sculture veniva infatti applicata una carta dorata con ornati floreali, che dava più rilievo ai panneggi.

Ma il raggio d’azione dei Gritti va ben oltre un territorio pur eccezionalmente ricco di opera in legno come la Bergamasca. Resta epica la decisione di Eugenio, nel 1976, di salire sul camper insieme ad un altro restauratore, Antonio Benigni, per soccorrere le tante sculture ferite dal terremoto del Friuli: lavorò gratuitamente per recuperare i gioielli delle varie chiese di Vanzone. E in questi ultimi mesi entrando nella bottega ci si poteva imbattere in un capolavoro della scultura lignea italiana del primo Cinquecento. Sono le tre statue provenienti dal Sacro Monte di Varallo: Cristo che viene portato al palazzo del Pretorio dai manigoldi. Due di queste sculture sono di Gaudenzio Ferrari. E sono state ricondotte alla loro stupefacente bellezza originaria: dolce e sofferente la figura di Cristo, virulenta quasi all’eccesso quelle del manigoldo.

Due opere a cui padre e figlio si sono affezionati e che sembrano quasi diventate parte della bottega: tant’è che quando il grande fotografo Mario Dondero (da poco scomparso) arrivò qui, volle mettere in posa padre e figlio e gli aiutanti che in quel momento erano al lavoro insieme alle statue. E tutti sembrano far parte di una stessa, grande famiglia, senza distinzione tra chi è di legno e chi invece è in carne ed ossa.

I Gritti sono anche una collaudata conoscenza per Emanuela Daffra, la nuova direttrice dell’Accademia Carrara. Quando per la sovrintendenza “presidiava” il territorio bergamasco, i Gritti rappresentavano una presenza esperta e insostituibile in tutti i sopralluoghi. Figure competenti e anche generose: come accadde quella volta a Nasolino in Valzurio, quando per il restauro delle porte e della cantoria, venne escogitata la soluzione di formare dei volontari in loco che recuperassero quel patrimonio. Un esperimento magari un po’ naif, ma condotto a termine con successo.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.