Dieci ottimi motivi per tifare
le Mura come patrimonio Unesco

Robi Amaddeo, consigliere delegato per Città Alta, ci spiega quali sono i motivi guida che spingono il Comune, insieme ad altri dieci partner, a portare avanti con convinzione la candidatura delle Mura ad entrare nel Patrimonio dell’Umanità Unesco. Ci tiene a sottolineare che «non si tratta della candidatura delle sole Mura, ma di tutte quelle opere di difesa veneziana costruite tra Cinquecento e Settecento; è un percorso a tappe, non un luogo puntiforme. Siamo giunti, settimana scorsa, al momento della consegna del corposo dossier. Ci sono ben 10 motivi per cui questa candidatura può avere un influsso straordinariamente positivo sulla nostra città, ma anche sui rapporti con le altre città straniere che rientrano nel progetto, unite dal comune passato veneziano».

 

1) Sotto i riflettori

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«Entrare nella World Heritage List implicherebbe l’ingresso di tutti i beni candidati correlati: le Mura di Bergamo, di Peschiera, le fortificazioni di Venezia, Chioggia e Palmanova in Italia, di Zara, Sebenico e Curzola in Croazia, di Cattaro e Castelnuovo in Montenegro. Questi luoghi andrebbero sotto i riflettori a livello mondiale, con Bergamo capofila. Si parlerebbe in tutto il mondo di un progetto con 11 beni iscritti (solo quelli con beni culturali integri, poi ce ne sarebbero altri)».

 

2) Identità comune

«Sarebbe una grande possibilità per riscoprire un’identità basata su un antico Impero comune; quello veneziano. Bergamo al centro dell’Europa e in mezzo all’Adriatico, nessuno tiene più conto di questa dimensione, è stata dimenticata. Questi 11 luoghi erano sotto un solo Impero; Bergamo ha sempre guardato a Venezia, tutto viaggiava da Bergamo a Venezia, ma addirittura da Famagosta fino al Montenegro. La via Priula è stata fatta durante l’età veneziana per evitare il passaggio nel Ducato di Milano, controllato dagli Spagnoli. C’è una storia comune che coinvolge queste 11 città».

 

3) Oltre le Mura (e le antipatie storiche)

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«Bergamo ha l’occasione di guardare fuori dalle proprie Mura, allacciando relazioni internazionali stabili. Gli ordini degli architetti dovranno vedere cos’hanno in comune queste città, ma l’analisi dovrà estendersi anche al commercio, alla cultura, al turismo. Bergamo in mezzo al mare è una lettura fantasiosa ma vera. Stiamo poi lavorando insieme a Montenegro e Croazia: nella Storia non hanno avuto dei rapporti bellissimi con l’Italia. Il professore del Ministero della Cultura croato ha raccontato che Mussolini diceva: “Dove c’è il Leone c’è l’Italia” e quindi negli anni successivi hanno cancellato questi simboli. Ma oggi grazie a Bergamo il Leone non fa più paura. Il Montenegro era inizialmente titubante, mentre oggi sta lavorando alacremente. Il 30 settembre ci siamo incontrati coi ragazzi giovani del Ministero della Cultura del Montenegro ed erano motivatissimi. Si sta sviluppando un dialogo trasversale e di mediazione culturale; un linguaggio per unire».».

 

4) Più turismo per tutti

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«Si apre una prospettiva di sviluppo legata al turismo culturale. Bergamo è al centro della Lombardia con una provincia vastissima: sarebbe anche sostenibile, non è il centro storico di Gubbio, ha 1 milione e 200mila persone intorno, ha un aeroporto. Il penultimo sito nominato dall’Unesco è stato il Monferrato: hanno aumentato il loro turismo del 10 percento in un anno. Avere un luogo Unesco vicino ad un aeroporto sarebbe una bella combinazione. Le prospettive sono innumerevoli: un giorno si potrebbe far incontrare tutti i siti Unesco a Bergamo».

 

5) Modalità di tutela coerenti

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«Nel caso si diventasse patrimonio Unesco, ogni ente dovrà essere coerente con le modalità di tutela e protezione, tutti dovranno seguire un piano di protezione e valorizzazione. Una gestione conservativa ma che dia anche un plusvalore. Pure questo sarebbe uno spunto per dialogare coi partner. Per costruire le Mura hanno abbattuto la Basilica di Sant’Alessandro nel 1561, ma le Mura non sono mai state attaccate e da frontiere di pietra sono diventate luoghi di pace, dove ci si affaccia per guardare la città, dove si cammina, si vive».

 

6) Tre Regioni in gioco

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«In ambito italiano questa candidatura coinvolge Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, regioni che dovranno per forza essere unite a prescindere dai governi. I Comuni italiani hanno siti di tipologie diverse: Bergamo e Peschiera hanno le mura, Venezia (e Chioggia) gli Ottagoni e i forti di San Marco, Palmanova ha una città fortezza pensata a stella e costruita dal basso, senza supporti aerei. Bisognerà lavorare insieme».

 

7) Collaborazioni trasversali

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«Sia a livello di gerarchia amministrativo-politica, coinvolgendo Ministero, Regione, Provincia e Comune, sia a livello diacronico, in armonia con le passate amministrazioni di Bergamo. Ho voluto che rimanesse con me Luciana Frosio Roncalli che mi ha preceduto; ho ricordato il sindaco Bruni che ha fatto partire il progetto, insieme al direttore Bravi della Biblioteca e il professor Carullo che lavora in comune. Francesco Macario (nel ruolo di Assessore al patrimonio del Comune), il prof. Carullo e Orazio Bravi pensarono al progetto. Li ho ricordati ed ho tenuto con me la Frosio Roncalli all’interno dell’associazione Terra di San Marco, di cui è presidente. Davvero si tratta di un progetto trasversale, una collaborazione ininterrotta».

 

8) Una gestione transnazionale

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«La prospettiva permetterà di sviluppare un modello transnazionale all’interno del piano di gestione. Esso dovrà coinvolgere architetti, storici ed altri esperti; sarà destinato ai posteri e non avrà una scadenza. Partirà e rimarrà a Bergamo. È importante che i vari studiosi si possano trovare in questo sistema, collaborando tra loro e ponendosi in un’ottica che tenga insieme Italia, Croazia e Montenegro».

 

9) Nuovi partner economici

«Si dovrà condurre il progetto insieme ad altri popoli, in rete, stringendo partenariati che potranno portare benefici anche economici. Sto già ricevendo richieste per fare mostre sui tessuti dell’arte sacra bergamasca. Gli scambi potranno avere una sede istituzionale oltre che contatti episodici. Mi hanno chiamato da Vittorio Veneto, da Malpaga: le relazioni con altre città ci sono, tutte presentano i segni del passaggio veneziano e nulla vieta che un domani vengano inserite altre opere, magari non solo di difesa. L’importante è che ci si rifaccia a una storia comune, una radice bergamasca vera».

 

10) Un’Europa più unita

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«Bergamo ha l’occasione come capofila di essere portavoce in un’Europa che si sta interrogando sul senso delle frontiere e su una cultura che possa portare pace. Ventitré anni fa passavano gli aerei sul Montenegro: trasmettere la pace con la cultura è un messaggio che parte da Bergamo. Sono passati solo ventitré anni, non secoli. Questa è una radice culturale, non è la capitale della cultura che sapita una volta l’anno, ma un progetto dentro al quale si disegneranno molte storie culturali, turistiche, di cucina».

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