La Celadina, con i suoi tesori

 

Spesso ci si limita a passeggiare lungo le Mura o sul Sentierone, spingendosi a malapena in vie limitrofe e comunque scontate, comunque non andando mai oltre il raggio di due-trecento metri. Eppure, per scoprire tesori cittadini basta poco: essere più curiosi verso la propria città, a partire dai quartieri periferici, lontani dal centro ma non per questo meno interessanti. Un esempio tra gli altri è la Celadina, considerata da sempre il cordone ombelicale tra Bergamo e Seriate, naturale prolungamento di Borgo Palazzo e Pignolo, lungo l’antica direttrice Bergamo-Venezia. Vi invitiamo a scoprirla.

Si potrebbe curiosare partendo già dall’intersezione tra le vie Daste e Spalenga e Pizzo Recastello: dall’ex centrale che è al centro di un bellissimo progetto di recupero alla grande ciminiera, fino ai cascinali Daste, che ricordano le antiche attività rurali alle porte di Bergamo.

 

La centrale di via Daste e Spalenga

 

Spingendosi poco oltre, si scoprirà un mondo: le carceri, il centro residenziale vecchio e nuovo Gleno, il campo CONI, il palazzo CAI, il Palacreberg e la sede ATB con all’interno il Museo storico dell’azienda e dei trasporti di Bergamo. Il museo è stato allestito nel 2007, in occasione del centenario dell’azienda, con l’obiettivo di ricostruire e ripercorrere la storia dell’azienda a partire dalla fondazione, come strumento di educazione alla mobilità sostenibile.

Se invece si procede e si raggiunge l’altro crocicchio, quello di via Giulio Verne e via Pizzo Redorta, una volta superati i grandi appezzamenti occupati da diverse attività commerciali con ingombranti articoli a vista (ex Fervet), si può raggiungere un complesso privato, chiamato La Gargana (nelle foto qui sotto). L’insieme degli edifici è stato recentemente ristrutturato: apparteneva ai conti Gargani, antica famiglia bergamasca estintasi a fine Settecento, e successivamente agli Agliardi, Asperti e Coffari di origine siciliana. La villa ha pianta a U e si affaccia su strada, affiancata da dependace, locali di servizio e da una cappella con largo timpano. Dai cancelli si possono ancora intravedere l’ala centrale alta due piani e porticata ad archi con colonne e volte a crociera, anche se priva di tutte le decorazioni. Fortunatamente restano quelle interne al piano terreno, che costituiscono un bell’insieme di affreschi e di stucchi.

Nel mentre si rientra e al confine con Seriate ecco il macello pubblico, il mercato ortofrutticolo e il piazzale adibito a Fiera della Celadina, il parco giochi mobile e temporaneo (le giostre) che hanno in parte sostituito il mercato millenario dei Bergamaschi: quella Fiera di Sant’Alessandro che, nel suo aspetto mercantile, possiamo rivedere in veste moderna nel polo fieristico di via Lunga.

Dalla parte opposta, invece, si raggiunge la Parrocchiale dedicata a San Pio X. È relativamente giovane, dato che risale al 1958 per lo smembramento di Boccaleone e del paese di Gorle. Il progetto è dell’architetto Sandro Angelini e vede quattro portanti in cemento armato che, sulla loro convergenza, reggono una struttura su cui s’imposta una soffittatura a vele sottese. All’esterno corre un rivestimento in cotto, mentre all’interno vi sono delle bellissime vetrate disegnate da Franco Normanni e la Via Crucis di Mario Cornali. Tre le tavole di particolare pregio sono la Sacra Famiglia di Trento Longaretti, mentre la pala d’altare è di Erminio Maffioletti e ritrae il titolare, San Pio X con il crocifisso. I marmi del presbiterio sono delle ditte Comana e Remuzzi. Altri nomi importanti intervenuti nella decorazione interna sono quelli di Elia Ajolfi, Gian Luigi Lizioli, Attilio Nani e Angelo Gritti.

 

La chiesa parrocchiale dedicata a San Pio X

 

Infine, giunti al limite con i Comuni di Seriate e di Gorle, inforcando il Portone del Diavolo, l’ingresso al viale che conduceva alla casa di campagna dei signori Tasso di Bergamo e del Cornello, si giunge alla Villa Tasso e alle sue pertinenze. Il portone fu costruito nel 1550 da Sandro de Sanga per ordine del conte Gian Giacomo de’ Tassis, che però non si ritenne soddisfatto dell’esito finale. Sembra che il costruttore si lasciò sfuggire la frase «Neanche il diavolo riuscirebbe a costruirla» e che in quell’occasione apparve il Demonio in persona, che strinse un patto segreto con l’architetto per costruire l’arco in una sola notte. Tuttavia i nobili rimasero nuovamente scontenti, così il Diavolo quella stessa notte, tra fulmini e pioggia, lo demolì e poi lo ricostruì nuovamente. Da qui la tradizione (o la leggenda di cui si sono infatuati i residenti?), che vuole si avverta un forte odore di zolfo durante i temporali.

La Villa dei Tasso con l’Oratorio annesso rappresenta il vanto del quartiere, anche se è tuttora privata: infatti, vi si organizzano eventi, culturali e musicali, e visite da parte di volontari. La villa di campagna della grande famiglia bergamasca originaria della Val Brembana, che ha ideato e organizzato il servizio postale in Italia e in Europa, risale agli inizi del Cinquecento.

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