Le raffigurazioni dell’Ultima Cena
da contemplare a Bergamo

Siamo nella settimana santa e tutt’attorno si comincia ad avvertire quel silenzio che porta a quello stadio di contemplazione visiva prossimo alla preghiera, professata in passato dai nostri avi anche tramite le opere d’arte; infatti i loro ritratti, campeggiando in abisso o a mezzo busto all’interno di affreschi o dipinti, soprattutto dopo la Controriforma e i dettami del concilio tridentino, riflettono il profondo momento di raccoglimento, che porta alla loro immedesimazione col contesto in cui si muovono santi o sante, martiri e beati.

Oltre alle Sacre Conversazioni anche un altro soggetto ha riscosso nei secoli una discreta fortuna iconografica e questo anche grazie alla sua particolare ambientazione: l’Ultima Cena di Cristo con gli Apostoli. Complici in tale “statistica” i refettori di conventi e monasteri, ma anche quel non so che di conviviale, intriso di sacro intendiamoci, che tocca i laici quanto i consacrati. La tavola imbandita, anche se di magro, i dettagli minuziosi di corredi e di utensili, i significati allegorico-simbolici che si leggono tra una piega e l’altra della tovaglia, così come i particolari del contesto attorno, muovono i moti dell’anima, portandola a rispecchiarsi in quei volti, in quegli sguardi e in quei gesti che esprimono sentimenti e stati d’animo delicati e potentissimi al contempo.

Il racconto dell’ultimo convivio è affidato soprattutto agli apostoli Luca e Matteo, ma è a quest’ultimo che si deve il resoconto per immagini più noto: Cristo che, nell’attimo in cui confida ai suoi discepoli il tradimento di cui sarà vittima, si vede accasciare accanto a sé il giovane Giovanni, preoccupato di esserne lui la diretta causa; ma non appena rincuorato il più amato tra gli apostoli, con un gesto che si consuma tra mani e sguardi, Cristo spezza il pane e lo porge a ”colui che lo tradirà” e immancabilmente il boccone cade in bocca a Giuda Iscariota. Solitamente Giuda siede accanto a Cristo, alla sua destra, spesso e volentieri privo di nimbo, scarmigliato e pervaso da un’ombra cupa e malefica, o addirittura è dall’altro capo della tavola, isolato e ripreso di scorcio, quasi a voler esibire la borsa coi denari.

In altri casi, invece, ci si sofferma solamente sull’annuncio del tradimento e di conseguenza si evidenzia lo stupore dei presenti, articolato nelle diverse reazioni dei singoli apostoli: da chi resta basito e incredulo a chi pare stordito e in catalessi, fino a far trasparire dolore, angoscia e un profondo stato di smarrimento. Oppure, alcuni dipinti preferiscono soffermarsi sul soggetto mistico e solenne dell’istituzione del sacramento dell’Eucarestia, con il quale Gesù offre il suo corpo e il suo sangue agli apostoli in forma di pane e di vino. Infine un’altra opzione, in verità molto rara, vede l’addio agli apostoli commensali, rimasti ormai in undici.

Nel caso di Bergamo quasi tutte le Ultime Cene sposano la prima versione, ovvero Cristo con a fianco Giuda e Giovanni, che imbocca il primo e tiene a sé il secondo. Curiosi nella maggior parte dei casi i set di stoviglie e posate o i ricami di tende e tovaglie o ancora la disposizione ordinata e geometrica di vivande e liquidi, ma sempre e in ogni caso tutto pare un commiato dolce, temporaneo, che promette un’attesa lunga ma serena, colmata dalla ricompensa della Vita Eterna.

 

Alessandro Allori, 1586
Refettorio ex Convento di Astino (ora in Palazzo della Ragione)

 

Anonimo, XIII secolo
Aula della Curia, Bergamo

 

Anonimo (attr. Pecino da Nova), XIV secolo
Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo

 

Gabriele Capellini detto il Calegarino, sec. XVI
Basilica di Sant’Alessandro in Colonna, Bergamo

 

Antonio Cifrondi, sec. XVII
Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, Bergamo

 

Giovanni Battista e Giuseppe Epis, sec. XIX
Chiesa della Beata Vergine Immacolata e San Vittore, Bergamo

 

Francesco Zucco, sec. XVII
Chiesa di Sant’Alessandro della Croce, Bergamo

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.