Legatoria d’Arte in via San Tomaso
Una bottega per fermare il tempo

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Tra le sue mani passano secoli e secoli di storia. Responsabile testimone del tempo che scorre, lasciando illesi i suoi cimeli cartacei, è Paolo Brevi, titolare della Legatoria d’Arte di via San Tomaso 8C a Bergamo. Il suo percorso inizia nel 1982, come rilegatore in ambito industriale per l’Istituto d’Arti Grafiche, seguito da un periodo presso la Tipografia Dimograff e infine all’Editoriale Johnson. Una gavetta necessaria, per arrivare nel 1992 a compiere il passo più importante: quello di rilevare la Legatoria d’Arte, fondata nel 1978 dal maestro Alberto Wurm Vojtech, già restauratore di libri antichi all’Università di Bratislava, presso la quale apprende la professione del rilegatore restauratore. Al suo fianco per i primi tempi, impara a trasformare il suo bagaglio di esperienze in ambito industriale in abilità artigianale.

«Il mio lavoro consta di due grandi macroaree – spiega subito il signor Brevi – il restauro conservativo dei beni culturali copre il 90 percento della mia attività e il restante 10 percento è dedicato alla rilegatura». A lui si rivolgono i Comuni della provincia di Bergamo, gli enti, collabora gomito a gomito con l’Accademia Carrara, la biblioteca Angelo Maj e gli Archivi di Stato, così come con chiese e parrocchie in possesso di manoscritti antichi, pergamene e stampe. «Tra le mie mani passano incunaboli, codici, cinquecentine, beni archivistici come registri napoleonici. Mi è capitato di restaurare Bibbie, vocabolari Calepino, messali e antifonari – racconta, ben sapendo quanto sia importante il suo ruolo – il mio compito è conservare il più possibile il volume nella sua interezza». Col passare degli anni, anche questo mestiere antico, che a prima vista può sembrare cristallizzato nel tempo, ha subìto delle variazioni: «Se prima il restauro consisteva solo nel mantenere in buono lo stato lo scritto affinché arrivasse ai posteri, adesso ogni singolo dettaglio è fonte di studio e approfondimento: non solo il contenuto, ma anche il tipo di carta, il rivestimento, l’utilizzo di un determinato spago… Ora sono tanti i professionisti interessati ad approfondire. Prima d’iniziare ad operare, bisogna sempre preparare un progetto d’intervento che dev’essere approvato dal committente. Una volta registrato lo stato di conservazione del documento, inizia la prima fase di lavorazione». Un’operazione lunga, complessa, che può durare anche giorni, anche settimane. «Ovviamente non esiste un listino prezzi applicabile automaticamente. Un restauro di circa 65 ore può valere intorno ai 2000 euro, ma i costi variano sensibilmente da caso a caso».

La legatoria, invece, segue un altro binario: «Molti privati mi chiedono di rilegare album, tesi, quaderni, cartellette, eccetera. Dall’avvento dell’era digitale, questo settore ha perso molto: fino a qualche anno fa, mi veniva richiesto di rilegare anche riviste e quotidiani. Ora questo non capita più. Una rilegatura può costare 22 euro e arrivare a 50 euro se si fanno richieste particolari, come il rivestimento di pelle o in velluto».

A dividere con Paolo le gioie della bottega c’è Manuela Mariani, sua moglie, che durante tutta l’intervista continua imperterrita a sistemare, inserire fregi e stampare titoli a mano, utilizzando i caratteri mobili. 55 metri quadrati di laboratorio sono il trampolino di lancio in grado di regalare un tuffo nel passato, ad esempio quando Gutenberg utilizzò quei caratteri mobili per la prima volta rivoluzionando il sistema d’informazione: «Passare dal manoscritto alla stampa a caratteri mobili equivale un po’ al passaggio tra la carta e il digitale: cambia tutto!». Nonostante questo e nonostante un numero esiguo di clienti, la passione del titolare non è mai diminuita. Nel suo regno, ci sono una macchina da cucire, varie presse, un essiccatoio, un trapano per fare i fori, una taglierina, un taglia cartoni e tanto ferri del mestiere. «Per il restauro, però, vado in un laboratorio qui accanto, ben più umido, dove ho le condizioni ottimali per intervenire: un buon tasso di umidità e tutta la mia strumentazione, come solventi chimici, pennelli morbidi e tutto il resto».

Per la sua incredibile esperienza, ha più volte tenuto dei corsi dimostrativi a studenti (ad esempio della facoltà di Lettere, così come dell’Istituto Tecnico Natta e altri), per dare un’infarinatura della sua arte. 53 anni e più della metà trascorsi in mezzo alla carta. «Il mio hobby però non ha niente a che fare coi libri – dice Paolo inaspettatamente – sono capo-scout: dedico tantissimo tempo a quest’attività. Faccio lo scout da quando avevo 15 anni…». Un’età magica, quella dei 15 anni, in cui tutto è possibile e tutte le strade ancora percorribili. «A quell’età frequentavo l’istituto tecnico: un altro mondo rispetto a quello che ho scelto qualche anno dopo» e per cui non c’è formazione e non esistono scuole specifiche. Serve solo rimboccarsi le maniche e avere un bravo maestro. Proprio come è successo a lui e proprio come è diventato lui stesso.

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