L’orgoglio dell’Aeroporto di Orio
Un anno di numeri strabilianti

Prima il bilancio di previsione per il 2017, poi la classica conferenza stampa prenatalizia con tutti i numeri del 2016. Son giorni di numeri e sorrisi in quel di Orio al Serio, più precisamente negli uffici Sacbo a Grassobbio. È lì, infatti, che si muovono i primi passi verso il futuro dell’aeroporto bergamasco e che si sono mossi, negli anni passati, quelli che hanno portato lo scalo dedicato al Caravaggio a essere indiscutibilmente la miglior azienda della città, con ampio margine di distacco sulle inseguitrici.

 

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I numeri strabilianti della crescita. L’anno che si sta per concludere ha confermato l’impressionante crescita che l’aeroporto di Bergamo ha compiuto nell’ultimo decennio, diventando così il terzo scalo italiano alle spalle di due superpotenze come Fiumicino e Malpensa. I numeri parlano da sé: i dieci milioni di passeggeri raggiunti nel 2015 e giustamente acclamati come un record storico sono già il passato davanti agli oltre undici milioni che si toccheranno quest’anno. Le previsioni, pressoché certe, affermano che l’anno in corso si chiuderà con circa undici milioni e centomila passeggeri, tenendo soprattutto conto dell’ampio traffico in arrivo tra Natale e Capodanno. Il quarto scalo italiano, ovvero Venezia, è distante oltre un milione di passeggeri. Calcisticamente parlando, una differenza punti che fa stare tranquilla (e gongolare) Sacbo.

 

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Nel 2016, lo scalo di Orio ha continuato a correre, crescendo di ben 6,9 punti percentuali rispetto all’anno passato per quanto riguarda il numero di passeggeri. Questo dato si riflette anche nel più 5,4 percento fatto registrare sui movimenti complessivi, e questo nonostante i 410 voli cargo in meno (meno 4,9 percento), unico segno negativo di dodici mesi stellari e dovuto principalmente alla decisione della DHL di portare parte della propria attività a Malpensa. Con poco rammarico, però, da parte di Sacbo, visto che il fatturato è comunque cresciuto di ben nove punti percentuali, toccando quota 135 milioni, con un margine operativo lordo di oltre 30 milioni.

Se non bastassero questi freddi numeri a raccontare un successo, allora mettiamoci anche che, secondo il portale di viaggi internazionale Kayak.it, Orio è anche in testa alla classifica degli aeroporti più puntuali d’Italia, con soltanto il 4 percento dei voli che ha registrato un ritardo negli ultimi due anni sotto il periodo natalizio. Un orologio svizzero con numeri da banca svizzera.

 

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Il discorso di Bellingardi: l’orgoglio. A esporre con la solita competente efficacia questi dati, è stato il direttore generale di Sacbo, Emilio Bellingardi. Dopo aver lavorato per Linate (fino al 1998) e per Malpensa, dal 2006 è lui l’uomo che si occupa, insieme a tutte le altre figure di vertice di Sacbo, di rendere sempre più grande e importante lo scalo orobico. Missione compiuta. «Forse non facciamo notizia, forse non sappiamo venderci poi così bene – ha dichiarato Bellingardi durante il brindisi natalizio davanti ai giornalisti -. Ma vi chiedo di avere sempre rispetto per noi, per i ragazzi che lavorano per Sacbo. Perché è difficile trovare tanta umiltà in persone tanto coraggiose quanto professionali». La parola «orgoglio» si ripete ciclicamente nei suoi discorsi: è un «orgoglio» la crescita economica della società; sono un «orgoglio» gli oltre undici milioni di passeggeri raggiunti; è un «orgoglio» aver aggiunto altre dieci destinazioni al già ricchissimo paniere di Orio, toccando quota 114 città collegate. «Credo non esista al mondo uno scalo di una città di queste dimensioni con questi collegamenti – ha dichiarato Bellingardi –. È un fatto di cui andiamo particolarmente orgogliosi».

 

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Una locomotiva economica. E «orgoglio» è anche il miglior termine per definire il sentimento che Bergamo deve provare verso il proprio aeroporto. In sei anni, numeri alla mano, sono ben 64 milioni le persone transitate per lo scalo. Praticamente l’Italia intera. E in questa immensa massa, tanti hanno anche conosciuto turisticamente la nostra città (il turismo nel capoluogo orobico è cresciuto del 16 percento nel solo 2015). Oggi l’aeroporto sostiene Bergamo e, in un certo senso, ne guida lo sviluppo. Certamente economico: a Orio lavorano 4.500 addetti, e altri 4.700 posti di lavoro riguardano servizi indiretti, come fornitori di bar, ristoranti, librerie, negozi… In altre parole, l’aeroporto garantisce un posto di lavoro a 9.200 persone. Una locomotiva economica.

Gli azionisti e gli unici due nei. Tutto questo, naturalmente, non sarebbe stato possibile se dietro Bellingardi e la sua squadra non ci fossero stati azionisti lungimiranti, abbastanza intelligenti da capire che a volte è meglio lasciar fare a chi è competente piuttosto che volerci sempre mettere il becco. «In tutti questi anni – ha affermato il direttore generale -, ho sempre sentito gli azionisti vicini». Anche quando sono stati costretti a vendere parte delle proprie quote come recentemente accaduto con la Provincia.

 

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Unici due nei (se così si vogliono definire) di un anno incredibile sono stati l’incidente del 5 agosto scorso, con l’aereo cargo “andato lungo” e finito in strada, e il tira e molla sulla ipotetica fusione con Sea. Su entrambi gli argomenti, Bellingardi è stato assai sintetico: «L’incidente? Mi pare che sulla questione si sia esagerato un po’. In ogni caso stiamo già studiando da tempo investimenti sulla sicurezza onde evitare il ripetersi di eventi di quel tipo. E sulla fusione non dovete certo chiedere a me. È una questione di cui si occupano gli azionisti». I quali, davanti a numeri di questo tipo, forse hanno capito che non c’è nessuna fretta di gettarsi tra le braccia di Milano.

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