Produzioni del Donizetti in tournée
In scena pure in Australia e Messico

Prima di chiudere i battenti per due anni causa restauro, il Donizetti implementa la propria attività nel settore della produzione di spettacoli di prosa. Venerdì scorso è stato presentato il poker di lavori a cui il teatro ha collaborato a dar vita negli ultimi mesi. L’ultimo arrivato in ordine cronologico è Accabadora, tratto dall’omonimo romanzo di Michela Murgia vincitore del Premio Campiello 2010, con regia di Veronica Cruciani e Monica Piseddu nei panni della protagonista. Poi Ivan, liberamente tratto da I Fratelli Karamazov di Dostoevskij, con Fausto Russo Alesi e la regia di Serena Sinigaglia, andato in scena al Teatro Sociale; Del coraggio silenzioso, di e con Marco Baliani; Per te, della Compagnia Finzi Pasca. Quattro titoli che ben rappresentano altrettanti modi di fare e interpretare il teatro oggi: dalla messa in scena di testi che affrontano temi diventati di stringente attualità alla rivisitazione di classici della letteratura, da racconti di storie «minori» a riflessioni più intimiste. «In soli due anni abbiamo messo in cantiere ben quattro spettacoli – dice Maria Grazia Panigada, Direttore Artistico della Stagione di Prosa e di Altri Percorsi -. È un inizio di tutto rispetto che tocca tappe importanti della geografia teatrale italiana. In tutti e quattro i casi abbiamo al nostro fianco compagni di viaggio con cui già si erano intrecciati progetti e percorsi artistici e con i quali ci accomuna il desiderio di dare spazio a un teatro che trasuda di umanità, un teatro che porta in scena la vita e, rappresentandola, ce la restituisce come uno specchio poetico in cui poterci riflettere. Ivan è stato un atto di coraggio. Un taglio drammaturgico non facile, che scava nel profondo; il focus è semplicemente su un ragazzo che si fa le grandi domande della vita e impazzisce. Poi il lavoro con Baliani e il rapporto che va avanti con la compagnia Finzi Pasca, e naturalmente Accabadora».

Maternità ed eutanasia in Sardegna. Accabadora, pubblicato nel 2009 da Einaudi e vincitore del Premio Campiello 2010, è il più bel romanzo di Michela Murgia, nonché uno dei libri più letti in Italia negli ultimi anni. La Murgia racconta una storia ambientata in un paesino immaginario della Sardegna, dove Maria, all’età di sei anni, viene data a fill’e anima a Bonaria Urrai, una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora. La parola, di tradizione sarda, prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire, uccidere; Bonaria Urrai aiuta le persone in fin di vita a morire. Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, più colta e più attenta della precedente, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. È allora che fugge nel continente per cambiare vita e dimenticare il passato, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della Tzia. L’adattamento teatrale è a cura della drammaturga Carlotta Corradi, con la supervisione della stessa Murgia: «il tema della morte messo nel tema della maternità conferisce tridimensionalità alla vicenda. Le altre riduzioni teatrali si sono soffermate soprattutto alla figura del titolo, ma c’è una sfaccettatura politica e umana complessa», ha commentato. Alla regia l’esperta e versatile Veronica Cruciani («ho scelto di trarne uno spettacolo perché il libro è bellissimo. E ci apre lo sguardo verso una società più aperta. È un viaggio dentro sé stessa della protagonista, è un percorso di crescita», ha detto la Cruciani) che, per la prima volta, dirige l’attrice sarda Monica Piseddu, già vincitrice di molti premi importanti (Premio Ubu, Premio Le Maschere, Premio Hystrio). L’anteprima nazionale di Accabadora è prevista a Roma il 10 agosto (I Giardini della Filarmonica) all’interno della rassegna I solisti del teatro. Prima nazionale: 4 novembre, Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma. A Bergamo lo spettacolo verrà rappresentato il 15 e 16 febbraio 2018 al Teatro Sociale, nell’ambito della Stagione di Altri Percorsi 2017-2018.

Finzi Pasca in giro per il mondo. Lo spettacolo Per Te è già in tournée in giro per il mondo. È dedicato a Julie Hamelin Finzi, compagna nell’arte come nella vita del regista Daniele Finzi Pasca, scomparsa di recente. Nello spettacolo siamo accompagnati nel giardino di Julie, fatto di aria e colori. Al centro c’è una panchina su cui sedersi per assaporare la bellezza della vita. L’invito a ogni spettatore è di tornare  a casa e coltivare il proprio giardino. Tutto lo spettacolo, come avviene sempre negli spettacoli della Compagnia Finzi Pasca, è immerso in un sogno alla cui rappresentazione contribuisce un sofisticato apparato scenografico e illuminotecnico. «Julie credeva che ognuno dovesse cercare di costruire un giardino interiore dove andare a rifugiarsi, dove accogliere chi si ama, quelli che si sono persi e quelli che si vorrebbero scoprire», racconta Daniele Finzi Pasca, «Abbiamo tanto raccontato storie confinate in spazi chiusi, immaginate nella scatola segreta che portiamo attaccata alle spalle, dentro la quale generiamo sogni e viaggi immaginari. Questo spettacolo è dedicato a chi pianta semi che diventano alberi, a chi disegna spazi aperti immaginati per riflettere, per rasserenare l’anima».

 

 

Lo spettacolo sarà a Bergamo non la prossima stagione ma quella successiva, autunno 2018. «È nato attorno al letto di Julie – ci ha raccontato Antonio Vergamini, membro della Compagnia -, dove facevamo le riunioni. Lei era molto malata e se ne è andata poco prima dell’inizio delle prove generali. Era una grandissima artista, aveva prodotto anche spettacoli a Broadway. È uno spettacolo di grande poesia e leggerezza, ma divertente, perché così lei avrebbe voluto. Con questo titolo il logo del Donizetti fa il giro del mondo, è stato anche in Messico, andrà in Australia».

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