Un tesoro nascosto di Città Alta
550 anni di Luogo Pio Colleoni

Nel cuore di Via Bartolomeo Colleoni in Bergamo Alta sorge quella che tradizionalmente è chiamata la “Casa di città” di Bartolomeo Colleoni, acquistata nel Quattrocento dal fisco veneziano. La dimora, infatti, era stata espropriata a Giovanni e Baldino Suardi, due tenaci sostenitori del Duca di Milano, acerrimo nemico della Serenissima, e per questo puniti nel 1428 con la definitiva consegna della nostra città alla Repubblica di Venezia.

Non è chiara l’effettiva permanenza di Bartolomeo Colleoni nella residenza cittadina bergamasca, dato che vi soggiornava quando si trovava a passare in città: infatti, solitamente risiedeva con la famiglia in altre sue dimore, come il palazzo di Brescia, costruito nel 1455, il Castello di Malpaga a Cavernago o la Casa del Capitano a Martinengo. Si crede quindi, che, per lui, l’abbia abitata tale Vanotto Colombi, suo uomo di fiducia, che da qui amministrava il vasto patrimonio immobiliare, conquistato a suon d’armi del mercenario.

 

 

La fondazione del Luogo Pio. Quel che è certo è che nel 1466, grazie anche al vincolo perpetuo di inalienabilità (non soddisfatto all’inizio dell’Ottocento, come vedremo), il condottiero bergamasco destinò l’intero edificio a sede dell’Istituto della Pietà Bartolomeo Colleoni, un ente benefico da lui voluto e il cui fine primario era quello di assicurare annualmente una dote alle fanciulle indigenti. Alla morte del condottiero, grazie alle sue lungimiranti volontà, vi si aggiunse anche l’impegno alla manutenzione della sua cappella funeraria in Piazza Duomo a Bergamo, eretta dall’architetto Giovanni Battista Amedeo tra il 1472 ed il 1476: questa doveva essere regolarmente officiata e nel corso del tempo decorata e mantenuta tramite gli eredi, per poter stare al passo coi tempi e non risultare mai obsoleta. Mai si sarebbe dovuto, anche post mortem, far sfigurare l’illustre signore di Bergamo.

All’atto della fondazione dell’Istituto (19 febbraio 1466), rogata nel Palazzo del Podestà di Bergamo, veniva quindi sottoscritta la celebre Donatio inter vivos tra Bartolomeo Colleoni e il Comune di Bergamo, ovvero l’atto di donazione alla comunità bergamasca di un ingente patrimonio, costituito da possedimenti, affitti e diritti sulle acque di irrigazione, destinati ad assicurare le entrate sufficienti al luogo pio, che in città non aveva altri pari se non la MIA.

Con la nuova destinazione d’uso, il palazzo, divenuto Domus Pietatis, Casa della Pietà, fu rinnovato e abbellito con affreschi e decorazioni, tuttora in parte esistenti: al piano terra vi sono effigi del condottiero, che denotano la sua natura guerriera e i suoi moti devozionali, e una grande sala usata dal consiglio con affrescate le allegorie delle virtù insieme agli apostoli. Presso la sede dell’Ente, al primo piano, oltre a numerose opere librarie, opere d’arte, cabrei e al corredo funebre scoperto nel 1969, si conserva l’archivio storico, che vanta documenti dal 1455 ai giorni nostri.

Cosa resta oggi. L’edificio doveva essere molto più esteso rispetto all’attuale, quando venne alienato a partire dall’inizio dell’Ottocento e purtroppo ridimensionato all’odierno androne, al cortiletto oltre il portale, ai tre piani fuori terra e al giardinetto settentrionale che dà su via Vagine. Le numerose manomissioni che l’edificio ha subito, hanno riguardato anche lo splendido portale d’accesso: in pietra arenaria, si distingue per la ricercata bicromia data dal contrasto tra la pietra arenaria locale e il pregiato calcare rosso, con cui sono realizzate le basi e i capitelli delle due lesene scanalate, nonché l’elegante fregio della trabeazione, decorato con cornucopie, tralci di vite e motivi vegetali e in cui, sebbene di difficile lettura, si coglie la scritta L.P. che sta per luogo della pietà. Alle estremità del fregio sono scolpite due targhe araldiche a tesa di cavallo: a sinistra recante lo stemma Colleoni d’Angiò, a destra l’emblema composto dagli stemmi familiari e aragonese, che secondo la tradizione fu concesso a Colleoni dalla regina Giovanna d’Angiò come pegno d’amore.

 

 

A destra del portale è murata una piccola lapide collocata nel 1951 dall’Associazione Amici di Città Alta: «In queste case già di Baldo e Giovanni Suardi ora in parte demolite Bartolomeo Colleoni elesse la sua dimora fondandovi l’istituto di pietà nell’anno 1466. Aca 1951». Gli scopi originari del Luogo Pio, che è annoverato tra le più antiche istituzioni caritative d’Europa, sono garantiti dall’Ente e dal suo consiglio, che ha a cuore il mantenimento del suo patrimonio artistico e culturale e continua a promuovere la conoscenza della figura del grande condottiero quattrocentesco. L’Ente è registrato nell’albo delle Fondazioni riconosciute da Regione Lombardia

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.